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Cos’è la Tobin tax? Serve davvero?

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Published under Banche, Derivati, Economia e dintorni

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10 Ottobre 2012

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Oggi nuovamente ritorna alla ribalta questa parola, ma cos’è e a cosa serve questa Tobin tax?

Riportando le parole dell’avv. Antonio Dostuni, professionista di materie quali Diritto Civile e Diritto Commerciale:

“Si tratta di un’imposta che colpisce ogni singola operazione di acquisto e vendita di strumenti finanziari (azioni, obbligazioni, derivati) trattenendo una piccola percentuale del valore scambiato. Si fonda su un’idea del Premio Nobel per l’economia, James Tobin, che nel 1972 propose di istituire una tassa sulle sole transazioni valutarie”.

L’EUROPA INTENDE INTRODURRE UNA TASSA SULLE TRANSAZIONI FINANZIARIE.  DI COSA SI TRATTA?

Si tratta di un’imposta che colpisce ogni singola operazione di acquisto e vendita di strumenti finanziari (azioni, obbligazioni, derivati) trattenendo una piccola percentuale del valore scambiato.

Si fonda su un’idea del Premio Nobel per l’economia, James Tobin, che nel 1972 propose di istituire una tassa sulle sole transazioni valutarie – inerenti cioè alle monete – per stabilizzarne i mercati.

QUALE SAREBBE LA POSSIBILE ALIQUOTA?

In questi mesi si è a lungo discusso dell’introduzione di un’aliquota tra lo 0,01 e lo 0,05%. C’è chi ha calcolato che, con quest’ultima percentuale – qualora venisse introdotta a livello globale – tale tassa genererebbe un gettito da 655 miliardi di dollari. Una cifra sufficiente per poter programmare seri interventi per le popolazioni più in difficoltà del Pianeta.

QUAL’E’ LO SCOPO DI QUESTA TASSA?

La nuova versione della Tobin Tax servirebbe principalmente a ridurre il volume delle operazioni sul mercato in modo da scoraggiare quelle automaticamente impostate dai sistemi di trading che, meccanicamente, impartiscono ordini di acquisto e di vendita sul mercato, quando determinati titoli raggiungono delle prestabilite soglie di prezzo. I sistemi di trading automatico da un lato vengono da più parti indicati come tra i responsabili delle reazioni durissime dei mercati nei momenti più duri della crisi. Dall’altro colpire la speculazione significa renderla compartecipe agli sforzi finanziari che gli Stati devono affrontare per uscire dalla crisi nata dagli eccessi della finanza.

QUALI SONO LE POSSIBILI CONTROINDICAZIONI?

La difficoltà della sua introduzione è dovuta proprio alla polemica che in questi mesi si è sviluppata attorno all’ipotesi-tassa. In particolare diversi economisti e uomini di mercato sostengono che, con meno operazioni (disincentivate dalla stretta fiscale), il mercato diverrebbe meno liquido e, di conseguenza, i prezzi risulterebbero meno indicativi. Dunque la volatilità dei mercati – ovvero il loro saliscendi – potrebbe addirittura peggiorare.

ESISTE IL RISCHIO DI CREARE DISUGLIANZE SUL MERCATO?

Senza un accordo a livello di G20 (ma anche oltre: Paesi come Svizzera o Singapore, rilevanti dal punto di vista finanziario, non fanno parte del G20) si favorirebbero quelle piazze più vantaggiose dal punto di vista fiscale. Applicarla da soli «è un suicidio», come ha detto il nostro Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. Inoltre l’efficacia della tassa cambia a seconda dei criteri verranno scelti per decidere a quale Stato vadano versate le imposte, in caso di transazioni internazionali.

CHE DIFFERENZA C’E’ CON LA TASSAZIONE DEL CAPITAL GAIN?

Questa colpisce solo i guadagni, con un’aliquota del 12,5% in caso di partecipazioni inferiori al 2% e del 27% per partecipazioni azionarie superiori; la tassa sulle transazioni invece viene calcolata sul valore del titolo, a prescindere dal fatto che l’operazione abbia generato un guadagno o una perdita.

LA TOBIN TAX PUO’ VINCERE LA SPECULAZIONE?

Non del tutto. Aumenterebbe gli oneri connessi all’operatività diffusa, ma non leverebbe la possibilità di sfruttare le inefficienze del mercato. Sotto la lente ci sono i comportamenti degli hedge fund, i cosiddetti fondi speculativi, prodotti complicati e poco trasparenti come i derivati e comportamenti a rischio come le vendite allo scoperto, che consentono di guadagnare quando il mercato scende.

E alla domanda se SI RISCHIA UNA FUGA DI CAPITALI dovuta all’introduzione di tale tassa, il sole 24ore risponde:

La tassa è molto criticata da chi paventa che finisca con l’incentivare la delocalizzazione delle attività finanziarie, aggravando la “fuga” degli investitori internazionali dall’Eurozona, ma è anche molto popolare politicamente per il suo innegabile contenuto etico e simbolico. E proprio a considerazioni di carattere politico interno sembra corrispondere, fra l’altro, il cambiamento di posizione del Governo italiano, inizialmente contrario alla “cooperazione rafforzata”. La decisione è stata presa proprio nelle ultime ore, con il coinvolgimento del premier Mario Monti, secondo quanto aveva fatto capire lo stesso ministro dell’Economia Vittorio Grilli ieri sera a Lussemburgo, a margine dell’Eurogruppo.

La “Tobin” resta comunque una tassa di difficile applicazione, se non a livello globale. Nel caso fosse applicata da un singolo Paese o da pochi Paesi con aliquote differenti, ci sarebbe il serio rischio di alimentare la speculazione, anziché scoraggiarla. Gli investitori preferirebbero operare in Paesi detassati o potrebbero effettuare arbitraggi finanziari giocando tra le differenti aliquote.

INFO:

CHI ERA JAMES TOBIN:

L’autore della Tobin Tax, James Tobin, è nato a Champaign (Usa), il 5 marzo 1918. Nel 1981, ha vinto il premio Nobel per l’economia. Laureato presso l’Università dell’Illinois a Urbana-Champaign e alla Harvard University, dove iniziò la sua attività di docente, è stato consulente della Federal Reserve, la banca centrale degli Stati Uniti.

Consigliere di J. F. Kennedy

Non ha mai ricoperto incarichi politici, ma è stato consigliere consigliere economico del presidente John F. Kennedy. Insegnò per anni, a partire dal 1955, alla Yale University.

Il premio Nobel per l’economia

Nel 1981riceve il Premio Nobel per l’economia per «la sua analisi dei mercati finanziari e le loro relazioni con le decisioni di spesa, con l’occupazione, con la produzione e con i prezzi».

Dalla Tobin Tax al «q di Tobin»

Tobin è noto per la sua proposta di tassazione sulle transazioni internazionali (la”Tobin tax”). Ma non solo. Celebre è la sua teoria chiamata «q di Tobin». Tale teoria afferma che il valore di mercato del pacchetto azionario di un’impresa è in grado di misurare la differenza tra il capitale desiderato dall’impresa e il capitale effettivamente posseduto da questa.




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