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Differenza fra tassi di interesse reali e nominali

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Published under Banche, Economia e dintorni, I.P. (Important Post)

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29 ottobre 2012

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Finora, nella nostra trattazione sui tassi di interesse, abbiamo ignorato gli effetti dell’inflazione sul costo del prestito. Ciò che fino a questo momento abbiamo chiamato tasso di interesse non valuta infatti l’inflazione: più precisamente, è importante distinguere il cosiddetto tasso di interesse nominale (che appunto non considera l’inflazione) dal tasso di interesse reale, cioè quello che tiene conto delle variazioni previste nel livello dei prezzi (inflazione) in modo da riflettere più esattamente l’effettivo costo di un prestito.

Il tasso di interesse reale, così come definito nel testo, può essere chiamato più correttamente tasso di interesse reale ex ante, perché è aggiustato per le variazioni attese nei prezzi. Quest’ultimo è considerato il più importante nelle decisioni economiche ed è generalmente quello cui fanno riferimento gli economisti quando parlano di tasso di interesse “reale”. Il tasso di interesse aggiustato per tenere conto delle variazioni effettive nel livello dei prezzi è chiamato tasso di interesse reale ex post: in pratica, esso definisce il guadagno di un creditore in termini reali a posteriori.

Il tasso di interesse reale è definito più esattamente dall’equazione di Fisher, chiamata così in onore di Irving Fisher, uno dei grandi economisti del Novecento. L’equazione di Fisher afferma che il tasso di interesse nominale i è uguale al tasso di interesse reale ir più il tasso di inflazione previsto, π 

i= ire

 

L’Equazione può essere riscritta in modo che il tasso di interesse reale sia uguale al tasso di interesse nominale meno il tasso di inflazione previsto:

 

ir= i-πe

 

Per comprendere l’esattezza di questa formula, consideriamo in primo luogo una situazione in cui abbiamo concesso un prestito semplice di un anno, con un tasso di interesse del 5% (i = 5%); nello stesso periodo ci aspettiamo che il livello dei prezzi aumenti del 3% l’anno ( πe= 3%). Per questo prestito, quindi, a fine anno otterremo il 2% in termini reali, ossia in termini di beni e servizi che si possono effettivamente acquistare. Il tasso di interesse percepito in termini di beni e servizi reali è quindi del 2%:

 

ir= 5%-3%

 Come creditori, sarete chiaramente meno desiderosi di concedere un prestitoDi contro, come mutuatari, per voi le condizioni saranno eccellenti perché, a fine anno, gli importi che dovrete pagare varranno il 2% in meno in termini di beni e servizi: avrete pertanto un vantaggio del 2% in termini reali. Riassumendo:Quando il tasso di interesse reale è basso o negativo, vi sono notevoli incentivi nel prendere in prestito e pochi motivi per prestare.

 

La distinzione fra il tasso di interesse reale e quello nominale è importante perché il primo, che riflette il costo effettivo di un prestito, è probabilmente un indicatore migliore delle ragioni che inducono a prendere in prestito e a prestare. Sembra essere una guida migliore per valutare come il pubblico sarà influenzato da ciò che sta accadendo nei mercati del credito.

In alcuni casi, come negli Stati Uniti, fino a tempi recenti i tassi di interesse reali non erano osservabili, perché venivano forniti soltanto i tassi nominali. Questo approccio è cambiato nel gennaio del 1997, quando il Tesoro ha cominciato a emettere obbligazioni indicizzate all’inflazione, vale a dire obbligazioni i cui pagamenti di capitale e di interesse sono collegati alle variazioni nel livello dei prezzi.

Quando il Tesoro statunitense ha deciso di emettere i cosiddetti T I P S ( Treasury  Inflation Protection Securìties), una variante obbligazioni indicizzata delle con cedola, era, in qualche

modo, già tardi . Altri paesi, quali il Regno Unito , il Canada, l’Australia e la Svezia , avevano già preceduto gli Stati Uniti . (Nel settembre del 1 9 9 8 , il Tesoro aveva anche iniziato a emettere  obbligazioni di risparmio di Serie I , che proteggono d a l l ‘ inflazione i piccoli investitori .)

Questi titoli indicizzati si sono ritagliati con successo una nicchia nel mercato delle obbligazioni , permettendo ai governi di acquisire più fondi. Inoltre, poiché i loro interessi e i pagamenti del capitale e tengono conto delle variazioni nel livello dei prezzi, inoltre il tasso di interesse su queste obbligazioni fornisce una misura diretta del tasso di interesse reale.

Queste obbligazioni indicizzate sono molto utili ai responsabili delle politiche, in particolare di quelle monetarie, perché la differenza fra un tasso di interesse nominale e questi tassi reali fornisce

una maggiore comprensione delle previsioni inflazionistiche: un’informazione assolutamente fondamentale.

Per esempio, il 15 dicembre del 2004 il tasso di interesse sulle obbligazioni del Tesoro a 10 anni era pari al 4,16 % , mentre quello sui T I P S a 10 anni era dell ‘ 1 ,65 % . Ciò significa che il tasso di inflazione previsto implicito per i 10 anni successivi, determinato dalla differenza fra questi due tassi, era del 2,51 % . Il settore privato ritiene che le informazioni fornite dai TIPS siano molto utili: diverse banche di investimento e commerciali pubblicano regolarmente i tassi di inflazione previsti negli Stati Uniti basandosi su queste obbligazioni.

 

Have a nice day, see you soon!

 

Salvatore Carrivale

 




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