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La Teoria Monetaria Moderna (MMT) cos’è? Di cosa parla? (parte finale)

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Published under Banche, Economia e dintorni

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26 Settembre 2012

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La critica della MMT in merito al controllo sul tasso di interesse sta nel fatto che:  Nella maggior parte delle nazioni le banche commerciali devono avere un conto nella propria banca centrale riferito all’obbligo di riserva, il quale alla fine di ogni giorno deve essere positivo. Spetta alla banca commerciale in questione esaminare le riserve presenti nei propri conti correnti. Le banche che sono in deficit posso chiedere in prestito denaro alla banca centrale per mantenere l’obbligo di riserva, e su questo prestito pagano un tasso di sconto. Invece se una banca ha riserve eccedenti possono lasciare tali eccedenze all’interno della banca centrale e percepire il cosiddetto tasso di sostegno.

Le banche con riserve eccedenti cercheranno di effettuare prestiti sul mercato interbancario, in quanto si viene a creare la situazione per cui, la banca con riserve eccedenti cerca di prestare denaro alle banche in deficit con un tasso di interesse piu’ alto del tasso di sostegno (per guadagnarci di piu’), a loro volta le banche in deficit cercano di farsi prestare il denaro a loro necessario per rispettare la riserva obbligatoria ad un tasso di interesse inferiore rispetto a quello applicato dalla banca centrale (tasso di sconto), di conseguenza il tasso di interesse sara’ a meta’ strada tra il tasso di sconto e il tasso di sostegno; in un sistema dove ci sono abbastanza riserve per far fronte alle richieste di prestiti dei privati.

La MMT sostiene che la spesa pubblica governativa incide su questo procedimento, in quanto se ad esempio lo Stato spende piu’ di quanto tassa gli attivi finanziari andranno ad implementare le riserve nel sistema bancario.

Facendo cio’, il tentativo delle banche di vendere le riserve eccedenti forza il tasso di interesse a breve termine verso il basso in direzione del tasso di sostegno. Detto in altri termini, quanto vi è un surplus nel sistema tutte le banche possono tranquillamente adempiere al proprio obbligo di riserva, non ci sara’ domanda per le riserve in surplus e il tasso di interesse si abbasserebbe (in direzione del tasso di sostegno).

E’ per questo che la MMT sostiene che la teoria del crowding out secondo la quale la spesa pubblica provoca un rialzo del tasso di interesse a breve termine è sbagliata.

Ovviamente la MMT riconosce che in determinate fasi di incertezza economica i titoli di debito pubblico a lungo termine non essendo molto “voluti” dal mercato possono influenzare la struttura temporale del tassi di interesse, ma preferisce liquidare la questione semplicemente dicendo che lo Stato dovrebbe NON emettere completamente titoli di debito a lunga scadenza ma concentrarsi solo su quelli a breve (data anche la sua non necessita’ di emetterli per finanziare la spesa pubblica in quanto stampa a go go…).

Ovviamente vale anche l’esatto contrario in cui il sistema bancario ha difficolta’ a mantenere l’obbligo di riserva, e la banca centrale ha il compito di regolare la liquidita’ per far si che la giusta quantita’ di riserva sia sempre mantenuta; e uno dei metodi che ha la banca centrale è proprio l’acquisto o la vendita di titoli pubblici nel mercato aperto (definita dai sostenitori della MMT, “transazione verticale”).

Il moltiplicatore della moneta è un altro argomento che non è in linea con la teoria moderna della moneta, e altrimenti non potrebbe essere dato il punto di vista della MMT sull’economia. Il moltiplicatore monetario è il rapporto tra l’offerta di moneta e la base monetaria.

L’offerta di moneta è la quantita’ di moneta esistente in un dato momento nell’economia, costituita dalla moneta legale in circolazione (detenuta dal pubblico) + i depositi presso le banche. Per essere ancora piu’ precisi Esistono diversi aggregati dell’offerta di moneta (MS):

–    M1 = circolante, assegni e depositi in conti correnti liberi bancari e postali

–    M2 = M1 + depositi con scadenza entro 2 anni

–    M3 = M2 + alcuni strumenti negoziabili emessi dagli istituti finanziari

La base monetaria è pari alla moneta detenuta dal pubblico + le riserve delle banche ( in altri termini l’insieme delle banconote e delle monete metalliche stampate o coniate dagli istituti)

Non dilaghiamoci troppo.  Le teorie mainstream definiscono la moneta come un multiplo della base monetaria dovuto appunto alla possibilita’ che hanno le banche concedendo prestiti di “moltiplicare la moneta” ( è diverso dal dire moltiplicare la ricchezza, si faccia attenzione!), le banche concedono in credito (prestiti) soltanto una parte legata sia al loro obbligo di riserva, sia ad altri tipi di riserva come quella libera di ogni banca (in altre parole le banche sono vincolate da determinati requisiti di capitale per concedere prestiti). Percio’ secondo le teorie economiche classiche la moneta è un multiplo FINITO della base monetaria.

E’ proprio questo il concetto che viene rifiutato dalla MMT, sostenendo che se da un lato è vero che le banche per concedere prestiti tengono in conto la loro disponibilita’ di asset monetari, cio’ a cui tiene maggiormente la banca è l’analisi dei costi-benefici nel prestare denaro, in relazione all’onere da corrispondere per prendere a prestito tali fondi (da prestare) dal mercato interbancario o dalla banca centrale (rileggersi il tasso di sconto e il tasso di sostegno per capire meglio il questo concetto), al fine di rispettare comunque i necessari requisiti di capitale. In termini molto spiccioli e gergali, la banca presta denaro solo se il beneficiario ha un’alta capacita’ pagatoria e se è redditizia questa attivita’ per lei stessa in primis.

Un ulteriore aspetto di contrasto tra la MMT e le teorie economiche tradizionali sta nell’intendere il concetto di costo-benefici per quanto riguarda l’importazione e l’esportazione.

L’importazione secondo la MMT è considerata un beneficio per la nazione importatrice in quanto le vengono consegnati beni reali consumabili che in altra maniera non avrebbe ottenuto.

L’esportazione è invece un costo per la nazione esportatrice in quanto cede beni reali che avrebbe potuto consumare.

Un aspetto importante in questo contesto è l’evidenziare come uno Stato che ha debito denominato in divise estere, abbia un effettivo rischio economico in quanto esso non puo’ creare valuta straniera. In tal caso per assicurarsi di poter ottemperare al pagamento di tale debito in valuta straniere, lo Stato in questione deve assicurarsi che entro tale periodo la domanda estera della sua moneta sia sempre elevata e costante. Infatti un collasso del tasso di cambio valutario potrebbe potenzialmente moltiplicare il debito rendendolo impossibile da estinguere e quindi portare lo Stato stesso al fallimento. Per questo motivo la MMT indica come importantissimo il compito delle banche centrali di effettuare scambio monetario sul mercato Fx (forex)  al fine di evitare ripercussioni eccessive sui tassi di cambio tra le divise.

Io preferirei fermarmi qui, per non appesantire ulteriormente i post su questo argomento gia’ abbastanza lungo e tecnico. Rimango a completa disposizione dei lettori per la pubblicazione di post specifici per spiegare i concetti che piu’ sono ardui alla comprensione.

Aggiungo un ultima cosa, se nel leggere le idee e i principi alla base della Teoria Moderna della Moneta avete avuto l’impressione di rileggere i vostri vecchi testi universitari di contabilita’ nazionale, non vi meravigliate piu’ di tanto, anche io ho avuto la medesima impressione!!!

Concludo questo articolo citando  Daniel Kuehn (ricercatore  presso l’Urban Istitute di Washington D.C.) :  ”l’economia non è contabilita’, e confondere pareggio di bilancio e leggi comportamentali è cattiva economia”.

 




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