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La Teoria Monetaria Moderna (MMT) cos’è? Di cosa parla? (parte prima)

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Published under Banche, Economia e dintorni

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25 settembre 2012

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Mi sono spesso imbattuto nelle mie varie ricerche a carattere economico in pensieri complottisti vari, dal signoraggio bancario con cui le banche centrali lucrano a costo zero nel “stampare denaro”,  al nuovo ordine mondiale che vuole ridurre in schiavitu’ tutto e tutti, a tanti altri ancora.

E’ un periodo pero’ che cominciano a farsi sempre piu’ strada tra la gente i principi ispiratori di una nuova teoria sulla moneta e sul controllo che essa da in mano a chi la produce.

Questa teoria prende il nome di “Teoria monetaria moderna”, cerchero’ di esporre in linea di massima i principi ispiratori di tale teoria, diffusasi in italia anche grazie a Paolo Bernanrd, (chi vuole puo’ leggere di lui direttamente sul suo sito per capire l’esperienza che circonda questa persona), riportero’ solo alcuni aspetti della teoria in quanto esporla per intero richiederebbe lunghi articoli che stancherebbero il lettore magari incuriosito dall’argomento, ma non propenso al dilungarsi di esso stesso.

Partiamo con una specificazione, la MMT (spesso i suoi seguaci sono definiti post-keynesiani, proprio per aver ampliato al limite l’idea base del concetto di keynes della “spesa a debito”) come afferma uno dei suoi piu’ grandi sostenitori Warren Mosler, ha come scopo quello di  fornire una conoscenza precisa del sistema fiat money attualmente in vigore, attraverso la pura forza LOGICA (io la definirei piu’ una forzatura logica dei principi fondamentali della contabilita’ nazionale ma sono sottigliezze, e capirete meglio in seguito) .

L’ affermazione più sconvolgente della MMT, ai fini pratici, è questa: non ci sono tetti razionali al deficit e al debito sostenibile da parte di uno Stato, perché le banche centrali hanno un potere illimitato di finanziare questi disavanzi stampando moneta.

Il principale luogo da dove parte il rilancio moderno della teoria è l’Università del Missouri-Kansas City (dove insegnano alcuni  tra gli esponenti piu’ autorevoli di questa corrente di pensiero), tra i suoi maggiori sostenitori troviamo Galbraith jr., Lord Robert Skidelsky, Randall Wray, Stephanie Kelton, Bill Mitchell, tutti esponenti di calibro del mondo economico.

L’assioma fondante di tale teoria è che, una nazione dotata di sovranita’ monetaria (moneta a corso legale fiat), la quale moneta è in libera fluttuazione sul mercato valutario e la cui emissione è di pertinenza dallo Stato stesso in maniera diretta o indiretta (e quindi non l’Europa che non è Stato, o quelli che scelgono tassi di cambio fissi o non liberamente fluttuanti), non può fallire in quanto la sua “capacità di pagamento” è illimitata come è illimitata la sua capacità di stampare moneta. Di conseguenza, non ci sono tetti razionali al deficit e al debito sostenibili da parte di una nazione, poiché essa ha un potere illimitato di finanziare questi disavanzi stampando moneta.

Detto in termini piu’ tecnici ma restando fedeli all’assioma sopra, abbiamo l’equazione, o tautologia contabile come dir si voglia:

G-T=S-I        (G=spesa pubblica, T=tasse, S=risparmio, I=investimenti)

Si puo’ anche leggere come la quantita’ di spesa pubblica meno il gettito fiscale complessivo, deve essere necessariamente uguale al risparmio privato meno gli investimenti privati.

Dove:

se G<T si avra’ un surplus di bilancio   (lo stato incassa piu’ di quando spende)

se G>T si avra’ un deficit di bilancio     (lo stato spende piu’ di quanto incassa)

In tale contesto, la domanda che sorge spontanea è: ma se lo Stato puo’ stampare tutti i soldi che vuole, a che servono le tasse ?

Ebbene in tale sistema secondo la MMT la tassazione non serve per finanziare le attivita’ della cosiddetta “cosa pubblica”, ma solo come strumento di controllo dell’inflazione e della disoccupazione; cio’ implica che la creazione di surplus o deficit di bilancio è una decisione puramente di natura politica e non economica tesa a limitare il potere di privati che si renderebbero troppo potenti a livello economico se non “messi in riga” dallo Stato; in altri termini eliminare i cosiddetti squilibri soliciali. Inoltre la tassazione avviene per “forzare” l’accettazione della moneta a corso legale, creando domanda sotto forma di imposizione fiscale da soddisfare in valuta nazionale.

Secondo la teoria economica tradizionale, (e detto in parole spicciole) si ha inflazione quando vi è un aumento generalizzato dei prezzi, provocato da un eccesso di moneta circolante non corrispondente ad un pari aumento della produzione . La MMT dubita proprio di cio’, sostenendo che l’emissione di moneta veicolata all’aumento della produzione in maniera continua, consente allo stato di fare deficit di bilancio quasi senza limiti, senza un apprezzabile pericolo inflattivo; inoltre sostengono che in un periodo di contrazione economica, applicare politiche economiche di austerity (come ora in Europa) è ancora piu’ controproducente in quanto si drena verso lo stato ( per ottenere un surplus di bilancio) il denaro necessario ai privati per alimentare l’economia stessa. Detto in altre parole, la tesi secondo gli economisti MMT, è che la produzione di beni e servizi derivante dalla piena occupazione (ottenuta con la spesa in deficit) riassorbirebbe il surplus monetario immesso al fine di permettere ai lavoratori di continuare a lavorare consumando beni e servizi e permettendo cosi’ alla produzione di non arrestarsi.

Facendo sempre riferimento a tautologie contabili come il fatto che il deficit di un settore equivale al surplus di un altro, la MMT sostiene che facendo spesa in deficit, lo Stato stimola non solo l’attivita’ economica ma di conseguenza pure il prodotto interno lordo (PIL), il reddito nazionale (RN) e quindi anche il risparmio privato (S). Lo Stato quando immette moneta nel sistema, finanzia l’acquisto di beni e servizi da parte dei privati che conseguentemente condizionano la massa di moneta circolante e la sua velocita’, riducendo anche la richiesta di prestiti nei confronti del settore creditizio; il quale si troverà “costretto” ad abbassa il tasso di interesse richiesto per i prestiti ai privati stessi (visto che la domanda di accesso al credito si è abbassata).

Dunque per definizione i deficit di bilancio altro non sono che uno spostamento di beni finanziari al netto delle tasse nel settore privato, mentre i surplus di bilancio sono l’opposto, ossia spostamento di beni finanziari dal settore privato a quello pubblico.

Altresi’ la MMT sostiene che solo in caso di boom economico (eccessiva domanda aggregata con conseguente rischio inflazionistico) è indispensabile ridurre il deficit pubblico.

Viene da se che si mette in dubbio anche la necessità di emettere titioli di debito da parte dello Stato stesso, vista la non necessita’ di accumulare denaro per il funzionamento della “cosa pubblica”.




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