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La vera storia sul Signoraggio bancario e lo smantellamento della teoria complottista…. (parte prima)

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Published under Banche, I.P. (Important Post), ITALIA, un paese solo a metà

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19 gennaio 2013

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Le banche centrali guadagnano un sacco di soldi sullo stampare moneta, in maniera illecita in quanto quei soldi sono dello Stato e quindi dei cittadini…!!!!

Chissà quante volte avete incontrato questa frase scritta (anche diversamente) da qualche parte, chissà quante volte l’avete ripetuta senza comprenderne a fondo il vero meccanismo e per questo vi siete sentiti schiavi del sistema da noi stessi creato… Schiavi del cosiddetto SIGNORAGGIO BANCARIO!

Partiamo con ordine, perché ho intenzione di percorrere questo terreno tanto minato e discusso, quanto poco compreso; questa infatti sarà la prima parte di diversi post che tratteranno tale tematica, per mettere una volta per tutte la parola fine alla male interpretazione sul signoraggio bancario e alla falsa informazioni di pseudo siti complottisti che diffondono cattiva informazione.

Che cos’è questo Signoraggio bancario?

Secondo la definizione data da Bankitalia, il signoraggio è l’insieme dei redditi derivanti dall’emissione di moneta. Questo reddito derivante dall’emissione di moneta da parte delle Banche Centrali viene poi in parte prelevato dallo Stato sotto forma d’imposte, mentre il rimanente resta a coprire i costi di funzionamento dell’istituto emittente (Banca Centrale).

Prima di intraprendere tecnicismi vari per esplicare il concetto, partiamo con un po’ di storia dell’evoluzione del signoraggio.

La storia.

Il termine signoraggio  fonda le sue radici dalla derivazione di “seigneur”  corrispondente per l’appunto nella lingua italiana al termine “signore”. Nel medioevo infatti i signori feudali di tutta Europa cercarono di rendersi indipendenti dai sovrani attribuendosi il diritto di battere moneta e la titolarità dei relativi redditi scaturiti da tale attività.

Quando nell’antichità la base monetaria consisteva in monete d’oro, chiunque avesse metallo prezioso poteva recarsi presso la Zecca per far coniare monete con l’effige del sovrano, e il costo dell’operazione era coperto lasciando inalterato il valore nominale della moneta (il valore nominale è il valore facciale, in stretti termini il valore facciale di una banconota da 10 euro è appunto 10 euro), ma abbassando il valore intrinseco (il valore intrinseco è invece il costo di produzione di quella banconota da 10 euro che è ovviamente inferiore al suo valore facciale).

inflazione

L’idea era già nota ai tempi dei Romani con l’imperatore Settimio Severo, il quale dimezzò il valore intrinseco delle monete.
Con la rivoluzione industriale si ebbe un aumento esponenziale degli scambi commerciali che esigevano un sistema di pagamento più snello e di facile trasporto rispetto al trasferire masse molto pesanti di metallo prezioso; da qui l’affermazione dei biglietti di banca svincolate dall’uso del metallo prezioso.In tale contesto il signoraggio è l’imposta sulla coniazione di moneta che serviva poi per finanziare la spesa pubblica dello Stato.

Dalla conferenza di Bretton Woods in poi, ci fu invece un graduale abbandono della convertibilità delle monete in metallo prezioso e la nascita dell’attuale sistema monetario moderno.

Oggi nell’area Euro il reddito da signoraggio è incassato dalla BCE per quanto riguarda la stampa delle banconote (signoraggio primario), mentre i governi dei Paesi membri incassano quello derivante dal conio delle monete metalliche (signoraggio secondario).

Veniamo a oggi….

Se chiunque di voi scrive sul motore di ricerca la parola signoraggio bancario e preme invio, gli spunta un fiume di siti che parlano di questo argomento e che ripetono sempre le stesse cose come se avessero fatto copia e incolla da altri pseudo economisti improvvisati…..

Il tema del signoraggio bancario viene diffuso da video su you tube o altri siti di “informazione” partendo dal concetto che la Banca d’Italia è costituita da privati, come anche la BCE.

Questo  comporta che il ricavato dal signoraggio finisce nelle mani dei banchieri, in quanto le Banche Centrali molte di proprietà di privati, che hanno  in concessione di regime di monopolio dallo Stato il diritto di emissione di moneta si arricchiscono a scapito dello Stato ossia dei cittadini.

Ma i “complottisti” si spingono oltre, mischiando cenni del reale meccanismo della politica monetaria, a parziali sintetizzazioni del loro ingegno, arrivando a teorizzare che addirittura le Banche Centrali che hanno il monopolio nello stampare moneta al costo di produzione (carta e inchiostro), usano questi soldi freschi di stampa per comprare dagli Stati un pari importo in titoli del debito pubblico (ad esempio BTP…); rivendendo questi titoli di debito alle aste, riprendendosi i soldi e lasciando allo Stato il cosiddetto debito pubblico che aumenta a causa proprio di questo costo in più che corrisponde per l’appunto al reddito che spetta alle Banche Centrali per il loro servizio di stampaggio.

images“Grandi  Economisti” in Italia del calibro di Alfonso Luigi Marra :), sostengono che l’unica via di uscita per il popolo ridotto in schiavitù sia il ripristino dei proventi da signoraggio agli Stati sovrani.

Peccato che si dimentichi  che tutti i casi in cui un Governo ha cercato di finanziare il proprio deficit  col reddito da signoraggio si è assistito a iperinflazioni devastanti… Uno per tutti la Repubblica di Weimar che è il caso di riferimento degli economisti, e l’epilogo fu l’avvento del nazismo con tutto quello che ne è derivato.

Quindi se gli scopritori dell’acqua calda sostenitori del complotto del signoraggio bancario credono di eliminare il debito pubblico semplicemente spostando il reddito derivante dallo stampare moneta dalle mani delle banche centrali a quelle dello Stato, non hanno capito una beneamata mazza su come funziona l’economia…

In quanto prendendo come esempio il nostro paese, l’Italia, si nota subito da questo articolo QUI , come un aumento delle entrate non corrisponda affatto ad una diminuzione del debito, il problema consiste semmai su come vengono spese queste entrate…. Ma non è argomento di questo post.

Semmai solo per dare una “risposta” alla tanta blasonata teoria complottistica del signoraggio bancario propagandata da A.Luigi Marra e tanti come lui, riporto integralmente, la risposta che diede la Banca Centale d’Italia, quando negli anni ’90 Giacinto Auriti, colui il quale portò in tribunale BankItalia per appropriazione indebita derivante dal signoraggio ai danni della collettività, arrivando a chiedere al Tribunale di Roma di dichiarare “la moneta, all’atto della emissione, di proprietà dei cittadini italiani ed illegittimo l’attuale sistema dell’emissione monetaria, che trasforma la Banca Centrale da ente gestore ad ente proprietario dei valori monetari”…

La Banca d’Italia, opponendosi alla richiesta di Auriti, scrive: “La visione della moneta e delle funzioni monetarie che l’attore intende accreditare è palesemente distorta e completamente infondata” … “l’accettazione da parte della collettività, lungi dall’essere causa del valore della moneta, ne rappresenta in realtà solo l’effetto, sicché il sillogismo deve essere rovesciato: non è vero che la moneta vale in quanto è accettata, ma semmai, come la storia e la cronaca stanno a dimostrare, che essa è accettata solo in quanto abbia un valore. Di qui la necessità che tale valore, rispondendo ad un fondamentale interesse pubblico, sia difeso e garantito dalle Pubbliche Autorità, funzione nei moderni stati affidata alle banche centrali.

Il batter moneta, continua la Banca d’Italia è espressione della sovranità statale, e quindi “il valore della moneta trae il proprio fondamento solo ed unicamente da norme dell’ordinamento statale, che, per solito, disciplinano minutamente la creazione e la circolazione della moneta, ne sanciscono l’efficacia liberatoria, ne sanzionano la mancata accettazione in pagamento e tutelano la fede pubblica contro la sua falsificazione ed alterazione.

A proposito della questione della proprietà della moneta, sollevata da Auriti nell’ambito dello stesso procedimento, la Banca d’Italia sostiene: “La domanda attorea è poi, anche nel merito, destituita del benché minimo fondamento.” perché si basa sulla “premessa, completamente errata” che manchi “nel nostro ordinamento una norma di legge che indichi il proprietario della moneta all’atto dell’emissione”. L’appropriazione della moneta da parte della Banca d’Italia, continua il ragionamento della Banca, secondo Auriti “si baserebbe su una consuetudine interpretativa contra legem.

Ma, fa notare la Banca, “i biglietti appena prodotti dall’officina fabbricazione biglietti della Banca d’Italia costituiscono una semplice merce di proprietà della Banca centrale, che ne cura direttamente la stampa e ne assume le relative spese (art. 4, comma 5, del T.U n. 204/1910).” Acquistano la funzione e il valore di moneta solo quando la Banca d’Italia li immette nel mercato e ne trasferisce la proprietà ai percettori.

L’immissione dei biglietti avviene con operazioni che la Banca in autonomia conclude “con il Tesoro, con il sistema bancario, con l’estero e con i mercati monetari e finanziari, operazioni tutte previste e compiutamente disciplinate dalla legge e dallo statuto della Banca d’Italia (artt. 25 – 42 del T.U. n. 204/1910 e artt. 41 – 53 dello Statuto)”.

Quindi definisce “abnorme e campata in aria” la teoria di Auriti per la quale “esisterebbe una consuetudine interpretativa contra legem, in base alla quale la Banca centrale all’atto dell’emissione mutua allo Stato italiano ed alla Collettività Nazionale, tutto il denaro che pone in circolazione”. La moneta è immessa nel mercato in base ad operazioni previste e disciplinate dalla legge, con le quali la Banca d’Italia cede la proprietà dei biglietti. Questi come circolante vengono registrati nel passivo nella contabilità della Banca che acquista in contropartita o riceve in pegno beni o valori mobiliari (titoli, valute, ecc.) che finiscono nell’attivo. Inoltre la Gazzetta Ufficiale, come prescrive la legge, riporta mensilmente tali operazioni.

Aggiunge la Banca che considerato che essa stessa si assume le spese di fabbricazione dei biglietti e l’imposta di bollo, mentre gli utili annuali, effettuati i prelevamenti e le distribuzioni di cui parla l’art. 54 dello Statuto vengono devoluti allo Stato ai sensi dell’art. 23 del T.U. n. 204/1910, si evidenzia “l’assoluta inconsistenza ed insensatezza delle tesi” di Auriti, secondo il quale “l’erogazione della moneta sarebbe effettuata dalla Banca d’Italia addebitandone allo Stato ed alla collettività l’intero ammontare senza corrispettivo.” Pertanto, conclude la Banca, “non è dato riscontrare alcunché di arbitrario o di illegittimo nelle prerogative esercitate in campo monetario dalla Banca centrale, perché, contrariamente a quanto preteso dall’attore, l’intera materia è compiutamente disciplinata dal legislatore, in modo tale che nessun aspetto attinente all’attribuzione o all’esercizio della funzione di emissione può dirsi regolamentato da consuetudini interpretative e, meno che mai, da consuetudini contra legem.

La richiesta viene respinta e il Tribunale condanna Auriti al pagamento delle spese di giustizia.

Qui trovate la sentenza del Tribunale Civile di Roma.

PARTE SECONDA QUI




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