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Strategie e strumenti della politica monetaria convenzionali

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Published under Banche, Economia e dintorni

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09 ottobre 2012

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Salve a tutti, inizia un ciclo di approfondimenti su come funzionano le dinamiche della politica monetaria e delle Banche Centrali, tema attualissimo dato che sia la BCE che la FED (post fallimento Lehman Brothes) hanno dovuto modificare il loro ordinario “modus operandi” per ripristinare il normale meccanismo di trasmissione di politica monetaria, attuando delle politiche definite in ambito accademico non convenzionali.

Inizierò questo approfondimento analizzando le dinamiche ordinarie che caratterizzano la normale strategia di politica monetaria per far capire a nostri lettori le differenze ma soprattutto le conseguenze che tali politiche straordinarie hanno avuto, ed hanno tuttora,  non solo nei mercati ma nell’economia nel suo complesso.

Al fine di monitorare il sentiero per il raggiungimento degli obiettivi finali, le Banche Centrali fissano degli obiettivi intermedi che, essendo più facilmente controllabili, consentono di verificare, se si sta effettivamente procedendo sul sentiero giusto o se sono invece necessari interventi correttivi. Un obiettivo intermedio deve presentare precise caratteristiche: deve essere una variabile controllabile, almeno in parte, dalla Banca Centrale; e soprattutto deve essere correlato all’obiettivo finale (ad esempio, per raggiungere l’obiettivo di crescita economica o occupazionale, si agisce su

obiettivi intermedi come tasso di interesse a breve e quantità di circolazione della moneta). A loro volta gli obiettivi intermedi possono essere raggiunti attraverso una serie di obiettivi operativi di politica monetaria, che sono direttamente influenzabili dagli strumenti di politica monetaria, che la Banca Centrale controlla in maniera persistente nel breve e nel brevissimo termine: come base monetaria e tassi d’interesse a breve. Negli anni più recenti vi e’ stato un ampio dibattito sulle diverse strategie che le autorità monetarie possono perseguire per realizzare l’obiettivo di stabilità dei prezzi. Al riguardo sono stati oggetto di particolare attenzione due approcci denominati monetary targeting e inflation targeting.

La strategia del “monetary targeting”, adottata dalle Banche Centrali più importanti fino agli anni ottanta, influenza l’inflazione e l’attività economica attraverso il controllo di alcuni aggregati monetari. In base a questo approccio, l’offerta di moneta è l’obiettivo intermedio, da conseguire operando sui tassi di interesse controllati dall’autorità monetaria; pertanto, dato il valore desiderato della crescita dei prezzi (obiettivo finale) si determina il valore da assegnare alla quantità di moneta (obiettivo intermedio).

Questo comportamento non è risultato ovunque vantaggioso. Molti paesi lo hanno adottato e hanno sperimentato un’ alternarsi di fasi espansive e di contrazioni, nonché spinte inflazionistiche. Le cause di ciò sono molteplici: le Banche Centrali non sono sempre state chiare nella priorità assegnata agli obiettivi di crescita e stabilità monetaria; non è sempre possibile perseguire simultaneamente i due obiettivi; la scarsa chiarezza ha alimentato incertezza tra gli operatori privati, con conseguente caduta di credibilità, e dunque di efficacia, della politica anti-inflazionistica

In conclusione, le innovazioni nelle tecniche e negli strumenti finanziari verificatesi in molti paesi a causa dei cambiamenti tecnologici che hanno modificato il sistema dei pagamenti e la concorrenza tra gli intermediari finanziari, hanno ridotto la stabilità della domanda di moneta e hanno indotto le Banche Centrali a puntare su un aggregato più ampio o a rinunciare a questo regime di politica monetaria.

La strategia del “inflation targeting” rappresenta invece quel regime dove la Banca Centrale si impegna esplicitamente a condurre la politica monetaria al fine di conseguire entro un certo intervallo di tempo, un target di inflazione prestabilito quantitativamente e annunciato pubblicamente. Questo obiettivo impone alla Banca Centrale di intervenire quando si registra una deviazione dei valori effettivi dal valore obiettivo prestabilito, ne consegue che tale strategia aumenta notevolmente la trasparenza e dunque la credibilità delle Autorità.

Il vantaggio dell’inflation targeting consiste nel fatto che l’orientamento della Banca Centrale è delineato in modo chiaro e visibile, esso si consolida direttamente all’obiettivo di stabilità dei prezzi, di contro, lo svantaggio più evidente è rappresentato dal fatto che, il tasso di inflazione non è direttamente influenzabile dalla stessa.

Per questo primo appuntamento è tutto, prossimamente continueremo ad approfondire questa tematica estremamente importante per le dinamiche finanziarie e reali, sperando che possiate apprezzare gli sforzi che facciamo per fornire informazioni CORRETTE, TRASPARENTI ED INDIPENDENTI !

Economista, analista e trader

Salvatore Carrivale

 




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