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In che modo viene deciso il prezzo dell’oro? E da chi?

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Published under Commodity, Derivati, Economia e dintorni, I.P. (Important Post)

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23 ottobre 2012

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Quante volte sentiamo parlare del metallo prezioso per eccellenza! Quante volte nella nostra vita abbiamo sentito la frase  “ … il prezzo dell’oro oggi quota…” .

Ma vi siete mai chiesti chi è decide il prezzo dell’ oro? Quali oscure relazioni vi sono dietro la quotazione dell’oro?

Cenni storici:

Storicamente l’oro è stato impiegato per supportare le valute in un sistema economico basato sul gold standard, in cui il valore di ogni valuta è stabilito equivalente a una certa quantità di oro. Come parte di questo sistema, i governi e le banche centrali tentarono di controllare il prezzo dell’oro, fissandone le parità con le valute. Per un lungo periodo (dal 1789 al 1933) gli Stati Uniti fissarono il prezzo dell’oro a 20,67 dollari/oncia (pari a 0,66456 $/g) – salvo lievi oscillazioni in tempo di guerra – che poi elevarono a 35 dollari/oncia (pari a 1,12527 $/g) nel 1934. Nel 1961 mantenere questo prezzo era diventata un’impresa ardua; le banche centrali degli Stati Uniti d’America e dell’Europa iniziarono a coordinare le loro azioni per mantenere il prezzo stabile contro le forze di mercato.

Il 17 marzo 1968 le circostanze economiche causarono il fallimento di questi sforzi congiunti; venne introdotto un doppio regime, che fissava il prezzo dell’oro a 35 dollari/oncia per le transazioni valutarie internazionali, lasciandolo però libero di fluttuare per quanto concerneva gli scambi tra privati. Questo doppio regime fu abbandonato nel 1971, quando il prezzo dell’oro fu lasciato libero di variare in accordo alle leggi di mercato. Le banche centrali possiedono ancora oggi riserve auree a garanzia del valore delle proprie valute, anche se il volume globale di queste riserve è andato via via calando (causa la progressiva coniazione di moneta in assenza di controvalore aureo o di qualunque altro metallo).

L’oro costituisce a volte parte di un investimento finanziario difensivo (bene rifugio per la tutela del capitale), data la stabilità del suo valore commerciale a lungo termine e la sua sostanziale scorrelazione rispetto all’andamento del mercato azionario ed obbligazionario; proprio per questa sua stabilità, la speculazione sull’oro diventa particolarmente appetibile quando la fiducia in una valuta viene meno, e quando il valore di una valuta è soggetto ad iperinflazione. Il prezzo dell’oro è anche alla base di futures con cui si specula sul suo ipotizzato valore futuro. Dall’elezione di Bush a presidente degli Stati Uniti d’America il prezzo di un’oncia è passato da 200 dollari a 540 dollari. Il valore dell’oro è fortemente influenzato dall’offerta, motivo per cui la sua estrazione è ponderata attentamente: incrementarne la produzione significa spesso farne crollare il prezzo.

Il prezzo massimo raggiunto dall’oro, tenuto conto dell’inflazione, può essere considerato quello raggiunto il 21 gennaio 1980 (circa 850 dollari l’oncia), corrispondenti a quasi 2.000 dollari all’oncia col potere d’acquisto del 2008.

 

…E quindi chi stabilisce il prezzo?

La procedura del fixing dell’oro viene praticata sin dalla sua introduzione nel 1919 a Londra dalla potente famiglia Rothschild, che per “ l’impresa” ha usufruito della collaborazione di quattro potenti mercanti d’oro:

Pixley & Abel, Mocatta & Goldsmid, Samuel Montagu e Sharps & Wilkins.

Con essi concordava il prezzo giornalmente e lo comunicavano al pubblico internazionale e per farlo si riunivano fisicamente in casa dei Rothschild a Londra, dove si dava vita ad un pittoresco rituale per fixare il prezzo dell’oro con delle bandierine. “…Bandierina abbassata, prezzo fissato…” .

Ancora oggi nonostante le dovute sostituzioni delle posizioni di potere come ad esempio è successo alla famiglia Rothschild che ha venduto nel 2004 il suo seggio alla Barckays Banck; esiste questo circolo di potere, riunitosi nella “market association” la LBMA.

Essa è formata da cinque broker autorizzati che si riuniscono due volte al giorno (alle 10,30 e alle 15) e si accordano su un prezzo che costituisce per gli operatori dei cinque continenti la quotazione ufficiale.

I nuovi occupanti i seggi sono: The Bank of Nova Scotia Mocatta, HSBC Bank, Deutsche Bank, Société Générale e Barclays Bank; con gli anni si sono susseguiti altri esponenti oscuri della finanza internazionale, la lista completa dei comitati la potete trovare  QUI , tratti direttamente dal sito della LBMA.

Questi broker quotidianamente trattano 670 tonnellate d’oro. Molto, se si pensa che in un anno vengono estratte dalle miniere 2.500 tonnellate di oro. Nel 1987 la London Bullion Market Association ha creato una lista di fornitori ufficiali e di analizzatori autorizzati.  Questi “analizzatori autorizzati” altro non fanno che su richiesta delle compagnie minerarie verificano e attestano la qualità dell’oro dopo l’estrazione e raffinazione; e se superiore ad un certo valore standard sui lingotti viene impressa la qualifica “Good Delivery” .

Come funziona il fixing?

Il Chairman annuncia un prezzo d’apertura (in linea con quello di mercato). Ogni membro è in contatto con i suoi uffici, e, in base agli ordini di vendita e di acquisto ricevuti, dichiara se a quel prezzo è interessato e, nel caso, se è venditore od acquirente. Si continua finché domanda ed offerta non si bilanciano, a quel punto il prezzo è fissato.

Il London Bullion Market Association non è l’unico mercato….

Anche se certamente il più importante, negli anni si ha avuto la nascita di tali mercati anche in altre zone del mondo come ad esempio a Zurigo, Hong Kong, Tokio e Singapore, così che il metallo prezioso può essere trattato 24 ore su 24. In tutti questi mercati si scambiano contratti forward per l’acquisto o la vendita di oro.

Anche a New York si è costituito questo tipo di mercato, anche se qui si scambiano solo contratti futures.




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