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La Spagna deve chiedere aiuto ?

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Published under Economia e dintorni

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28 Settembre 2012

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I giornali anglosassoni, sempre a caccia di temi europei per distogliere l’attenzione dallo strascico dello scandalo Libor ed affini sull’antiriciclaggio, ci hanno dettagliato in questi giorni ogni possibile aspetto della questione regionale spagnola come madre di tutti i mali possibili, a partire dall’innescarsi di un possibile crollo dei mercati europei. Pare evidente che le news che stanno arrivando (e arriveranno) sull’high frequency trading non facciano piacere a molti che abitano e operano nella patria di Shakespeare, quindi si torna ai vecchi metodi del tipo: sbatti il mostro in prima pagina.

Peccato che la Spagna sia la quarta economia dell’Unione Europea e quindi occorra guardare ai numeri e agli eventi di questi giorni con grande attenzione. Ovviamente nell’incontro del 20 settembre tra il Primo Ministro spagnolo Rajoy e il Presidente della regione catalana Artur Mas il clima é stato rovente. E non è bastato a Mas evidenziare il peso della Catalogna, pari al 18.7% del PIL spagnolo (nei numeri un peso economico più grande del Portogallo o dell’Irlanda!), per ottenere aperture sufficienti a soddisfare l’atavico desiderio di indipendenza.

Del resto i numeri, come le monete, hanno sempre due facce e a fronte di ingenti entrate governative la richiesta di 5 miliardi di euro avanzata dalla Catalogna per sanare un differenziale di bilancio ampliatosi dai 7.6 mld di euro nel 2010 a ben 16.3 mld di euro nel 2011 preoccupa i mercati.

La correzione sui titoli del debito spagnolo ha così contagiato non solo i conti della Catalogna ma anche quelli di altre regioni più instabili politicamente come la Galizia e i Paesi Baschi o meno virtuose come Castilla-La Mancha, Valencia e Andalusia. Storie regionali che, in  parte, anche se per aspetti ben “diversi” possiamo comprendere anche in Italia.

Comunque sia, sono  fatti che colpiscono il consenso che aveva riportato molti investitori internazionali a scommettere su una graduale chiusura del differenziale di spread tra Paesi periferici e Paesi core dell’UE. E questo nonostante le inefficienze di gestione del debito spagnolo a livello consolidato fossero già evidente da mesi.

Ora il problema non è la secessione della Catalogna ma evidentemente la tenuta del Governo Rajoy e quindi la credibilità di una Finanziaria 2013 necessariamente draconiana, comprensiva di un ulteriore capitolo  sul piano di ricapitalizzazione delle banche già avviato dallo scorso anno e di una riforma imponente del sistema pensionistico, che si suppone sarà legato alle aspettative di vita.

Ciò che va detto è che il dado è stato tratto e Rajoy si è “salvato”, molto probabilmente, anche perché i problemi congiunturali dell’UE restano e stante che la Spagna è troppo importante “a livello sistemico” perché non si trovi una soluzione. Che però – resta cruciale – si espliciti subito in una richiesta di aiuti, onde evitare di prolungare la fase di stallo e ripetere lo stillicidio in salsa greca foriero soltanto di instabilità e volatilità ulteriori.

di Claudia Segre 




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