iForexFacile

Il portale dedicato a chi non si limita a SAPERE ma tende a CAPIRE…

   

Monti ha davvero FALLITO ?? Oppure è solo la storia italiana che si ripete???

Tag icon

Published under Economia e dintorni, I.P. (Important Post), ITALIA, un paese solo a metà

Clock icon

23 dicembre 2012

Comments icon

1 comment

Questa volta scrivo perché sono stufo di leggere in giro idiozie proferite da persone che di economia ne masticano ben poca, come molte testate giornalistiche anche di grande peso nel nostro Paese, e come anche i nostri politici che stanno facendo cavallo di battaglia della loro campagna elettorale il fatto che nonostante le tasse siano aumentate, il governo Monti ha fallito perché il debito pubblico è aumentato arrivando a quota 2.000 miliardi di euro.

Ora, se vogliamo fare demagogia e vogliamo cercare un colpevole per l’aumento delle tasse senza risultato, siamo liberissimi di farlo…..

Ma se dobbiamo parlare di economia, dobbiamo non soffermarci all’apparenza che è tipica del popolo, e dei cosiddetti  non-addetti ai lavori (scusate il gioco di parole).

Al contrario di cosa si possa pensare, gioca un ruolo molto importante il “modus operandi” di come viene calcolato il debito pubblico, riportando una parte scritta dal giornalista-economista Oscar Giannino su Panorama, inerente ai vari modelli di calcolo di questo indicatore:

<< Prima idea, quella teorizzata da Abba Lerner, il Milton Friedman dei keynesiani, geniale anticipatore dagli anni Trenta agli Ottanta di molte teorie che ad altri sono valse il Nobel. Per Lerner, il debito pubblico è in somma misura un falso problema, perché è ciò che noi dobbiamo a noi stessi. …Lo scrive e lo ripete incessantemente Paul Krugman sul New York Times.

Seconda idea. Quella della scuola … Public Choice di James Buchanan. Il debito pubblico per noi è una passività a carico delle future generazioni di lavoratori e contribuenti. Tanto più negativo per crescita ed equità intergenerazionale quanto più lo si affronta con maggiori disincentivi distorcenti dovuti a imposte crescenti.

Terza idea, quella dell’equivalenza ricardiana, rilanciata dal geniale Robert Barro: afferma che sin da subito il più dei contribuenti sconta nelle sue decisioni di consumo e investimento il fatto che bisognerà affrontare il crescente debito pubblico con più tasse, anche se la politica tende a dire il contrario.

Quarta idea. Quella di Paul Samuelson. L’unica cosa che conta è se il regolatore pubblico tiene i tassi d’interesse pagati dai titoli pubblici a un tetto inferiore alla crescita nominale del Pil, allora il debito pubblico è autosostenibile qualunque sia il suo stock e la sua crescita annua >>.

Non dobbiamo  dimenticare che anche i governi precedenti a quello di Monti, hanno avuto un aumento delle entrate statali e nonostante ciò non sono riusciti a diminuire il debito pubblico in maniera significativa, come ad esempio nel periodo 1997-2009 che malgrado un aumento di entrate pari a circa il 3% la spesa pubblica aumentava riassorbendo velocemente queste entrate e di conseguenza il debito cresceva, osservate il grafico sotto:

spirale-del-debito-pubblico

Quindi sfaldiamo un mito che vede come negativa l’entrata dell’Italia nell’Euro a fine anni 90, che anzi ci ha permesso di usufruire di tassi di interesse bassi sul nostro debito, sono stati i nostri politici a non riuscire a sfruttare tale situazione per regolare i conti pubblici dell’Italia, osservate il grafico sotto degli interessi sul debito:

spirale-del-debito-pubblico-2

Lo dimostra perfettamente anche un’analisi storica del bilancio del governo italiano che dal 2000 al 2012 è in perenne trend ribassista come ci mostra il grafico sotto, che in stretta conclusione sta a significare disavanzo pubblico perenne = uscite > entrate .

Attenzione! Con questo non voglio difendere le politiche del Governo Monti, con le quali sono fortemente in contrasto su parecchi punti, che non sono oggetto di questo post, voglio solo sottolineare come un aumento di entrate statali a prescindere dal governo avuto in Italia in più di 15 anni di politica non ha mai provveduto a risanare il debito pubblico nonostante le entrate fossero aumentate; e non è cosa da poco!!!!

Nel grafico sotto invece possiamo notare come è aumentata la spesa pubblica (in milioni di euro)in un periodo che va dal 2002 al 2012, andando a formare un trend prettamente rialzista:

italy-government-spending

Il fine di questo post, altro non è che far vedere un doppio lato di una stessa medaglia, mi spiego meglio….

Siamo abituati a vedere la sostenibilità di un Paese osservando il suo debito pubblico in rapporto al PIL, e sino a qui vi do ragione che l’Italia non fa una bella figura, prendetene atto voi stessi osservando il grafico sotto:

italy-government-debt-to-gdp

Va altresì con forza sostenuto, il concetto che il debito pubblico italiano attualmente è sostenibile per il Tesoro, e che la situazione debitoria  italiana non è peggiore rispetto a quella di altre economie avanzate, Germania in testa.

Uno studio di fine 2011 ma passato ampiamente inosservato (e non so il perché), effettuato proprio dalla fondazione tedesca “Stiftung Marktwirtschaft”  presieduta dall’economista Bernd Raffelhuschen, professore di Scienze finanziarie presso l’università di Friburgo, mette in evidenza proprio come l’Italia abbia il più basso debito totale dei 12 paesi fondatori dell’euro:

debito-pubblico-italiano-l

Notiamo dal grafico che sono riportati oltre il debito esplicito, che per l’Italia ricordiamo essere intorno al 120% del PIL,  anche il debito implicito legato soprattutto all’invecchiamento e quindi direttamente legato alle pensioni in maturazione nei prossimi anni, la spesa sanitaria, il saldo primario etc….

Dice l’economista tedesco autore dello studio…

Per l’Italia, invece, il quadro è molto migliore: il Belpaese, dice l’economista, «dopo la Francia (che comunque è solo quinta nella «classifica», ndr) secondo le nostre stime sarà il Paese con il più basso incremento di spese per pensioni, sanità e assistenza per anziani». Inoltre, sottolinea l’economista, «il saldo primario italiano è molto incoraggiante». In questo senso, si legge nello studio, «l’Italia non solo precede chiaramente la “locomotiva” Germania, ma anche tutti gli altri stati dell’Euro a 12. E dunque l’Italia può contare, a lungo termine, su uno sviluppo positivo delle finanze pubbliche».

«Sempre che – commenta cinico l’economista – qualcosa non ammazzi prima l’Italia». Perché se a lungo termine, come abbiamo visto, le prospettive italiane sono piuttosto buone, il problema è «a breve-medio termine»,  spiega il professore. «Vista la bassa crescita – recita il rapporto – gli avanzi primari basteranno al massimo a stabilizzare il debito italiano nei prossimi anni, ma resteranno ben lungi dal ridurlo in modo significativo». Ed è quello cui, ahimé, guardano i mercati, i quali, aggiunge serafico lo studioso, «ragionano in orizzonti molto più brevi, non hanno la pazienza di guardare alle prospettive nell’arco di decenni». E già, perché se dessero retta alla classifica di lungo termine del professor Raffelhüschen, gli spread tra Italia e la Germania dovrebbero essere esattamente al contrario>>.

Avviandomi verso la conclusione del mio pensiero, voglio portarvi ad un raginamento…

Se, invece di prendere come riferimento l’indicatore debito/pil (penalizzante per l’Italia) che altro non fa che quantificare il debito con la dimensione dell’economia di un paese, che oramai risulta evidente che di per sé  il PIL non basta a garantire o a rimborsare il debito pubblico, ma serve (il PIL) a ricavare l’entrata fiscale di un paese con cui quest’ultimo riesce effettivamente a sostenere le sue spese; prendessimo come riferimento l’indicatore debito pubblico/entrate statali che sottintende questo ragionamento:

Affinchè un debito pubblico sia davvero sostenibile in un periodo difficile per uno Stato, come può essere una recessione o una perdita di competitività, è più significativo valutare le risorse disponibili per lo stato di riferimento, cioè a poco giova un rapporto debito/pil basso se poi nella fattispecie il Tesoro non riesce a far pagare più tasse senza la nascita di frizioni sociali insanabili.

L’Italia in questo contesto rappresenta un caso di forte stabilità e virtuosismo.

immagine due

Ma allora sorge spontanea una domanda-risposta…. Questo indicatore sicuramente più importante per prendere atto della sostenibilità di un debito di uno Stato, sarà mica messo di lato volontariamente perché paesi come Stati Uniti ad esempio ne uscirebbero ridimensionati  dal punto di vista di peso politico internazionale in quanto messa in troppa evidenza la loro debolezza? Ma sarà questa l’ennesima conferma dell’incapacità italiana di difendere i propri interessi in un mare internazionale formato da squali di qualunque sorta?……

 

 




Qualora l'articolo fosse di tuo gradimento, ti invitiamo a sostenerci mediante una piccola donazione cliccando l'apposito bottone in alto a destra nella pagina o sul banner sottostante.






    1 Comment

  1. Fabio

    said:

    Articolo veramente interessante, complimenti!

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

    Captcha *

Bottom border