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Per non dimenticare…. la crisi dei mutui sub-prime e il comportamento delle Banche Centrali

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Published under Derivati, Economia e dintorni, I.P. (Important Post)

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30 Novembre 2012

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La crisi dei mutui subprime e l’inefficacia degli strumenti convenzionali delle Banche Centrali

Nell’estate del 2007, nei mercati finanziari di tutto il mondo è scoppiata la crisi del credito, provocata dai cosiddetti mutui subprime28 statunitensi, ovvero di quei mutui concessi a persone con capacità economica limitata, scarsamente affidabili e con altri debiti in corso, la tipologia dei mutui subprime è contraddistinta, per chi lo contrae, da elevate commissioni, penali pesanti e tassi altrettanto elevati, cioè fattori, tutti a favore degli enti eroganti.

La teoria macroeconomica, che identifica nel boom immobiliare la causa della crisi dei mutui subprime, sostiene che alla base di tutto vi sia il comportamento irrazionale degli agenti sia investitori sia istituzioni. Infatti, secondo Shiller la bolla del mercato immobiliare non è da ricondursi solamente ad una politica espansiva della Fed ma piuttosto ad una euforia irrazionale30, una sorta di ”contagio sociale” che si insinuava sia tra i risparmiatori sia tra le stesse istituzioni. Secondo il professor Shiller la stessa politica monetaria era soggetta ad euforia irrazionale. I risparmiatori americani hanno incominciato a fondare le proprie scelte finanziaria unicamente basandosi sulle scelte degli altri, non tenendo conto della propria condizione economica-finanziaria, in quanto pensavano che tutti gli altri stessero facendo la cosa giusta.

Ma torniamo ai fatti, dagli anni ’90 in poi (nella cosiddetta era Greenspan) il contesto macroeconomico americano è stato caratterizzato da tassi di interesse estremamente bassi, favoriti da politiche monetarie espansive e da inflazione bassa e stabile. L’economia americana e quella europea presentavano nel periodo precedente la crisi una crescita economica prolungata, anche grazie allo sviluppo delle economie dei grandi paesi emergenti, come Cina e India.

La teoria economica (Minsky, 1977) insegna che i boom finanziari e quelli creditizi prendono forma quando i tassi di interessi sono bassi, condizioni in cui si trovò il sistema economico finanziario USA nei primi anni del nuovo millennio. Infatti, l’abbondante liquidità sui mercati, i bassi tassi di interessi, le previsioni sull’andamento futuro dell’economia che apparivano piuttosto stabili e una bassa volatilità dei mercati azionari avevano creato una stabilità ”apparente” del sistema economico finanziario, di conseguenza, le condizioni appena descritte favorirono la corsa da parte degli americani a indebitarsi per acquistare immobili. Molte persone in quel periodo acquistarono immobili che non potevano permettersi, nella convinzione di poter rifinanziare in un successivo momento i propri mutui e ricavarne un profitto dall’aumento del valore dell’immobile  stesso. La domanda di mutui fece innalzare i prezzi degli immobili esistenti, e quando il mercato immobiliare si trovò nella situazione di eccesso di offerta sulla domanda, allora il crollo del settore fu inevitabile.

La crisi finanziaria che stiamo vivendo, la più profonda dai tempi della Grande Depressione, ha molte caratteristiche tipiche di un credit boom and bust, ovvero una crescita eccezionale seguita da un collasso del credito. Tale ipotesi è stata esaminata, fra gli altri, da Fisher (1933), Minsky (1977) e Kindleberger (1978). Il punto di partenza della crisi è uno shock (per esempio, un’espansione del mercato immobiliare) che altera le prospettive di profitto dell’economia. Il credito bancario, o più in generale il credito, alimenta l’espansione. Le famiglie accumulano debito rispetto alla ricchezza netta e le imprese aumentano la leva finanziaria (leverage) per finanziare i nuovi progetti, che si basano su stime ottimistiche sui profitti futuri. Per Fisher (1933) “l’eccessivo investimento e l’eccessiva speculazione sono spesso importanti, ma sarebbero attività molto meno pericolose là dove fossero realizzate senza denaro preso in prestito, A un certo momento, uno shock negativo interrompe l’espansione. La lista dei possibili eventi include una misura restrittiva di politica monetaria, un crollo del mercato immobiliare o azionario, o il fallimento di una grande banca. Lo shock, qualunque esso sia, riduce in modo critico quello che Minsky (1977) chiama il “margine di sicurezza”, cioè l’eccesso delle attività sulle passività o l’eccesso di flussi di cassa positivi su quelli negativi. Il futuro adesso appare cupo e i profitti attesi si riducono. Tra gli investitori aumenta bruscamente l’avversione al rischio. Il prezzo delle attività finanziarie implode perché gli speculatori si liberano di quelle più rischiose.

Da questa breve analisi risulta che, l’attuale crisi ha molte delle caratteristiche tipiche di un credit boom-and-bust. Alcuni aspetti, però, sono specifici di questa crisi, come, ad esempio, il trasferimento degli attivi dal bilancio delle banche al mercato, la creazione di attività finanziarie complesse, l’incapacità delle agenzie di rating nel valutare correttamente il rischio di tali attività. Questi nuovi aspetti hanno minato la stabilità del sistema finanziario e trasformato la crisi di un segmento relativamente piccolo del mercato immobiliare statunitense in una crisi profonda e di portata globale.

La strategia delle banche di scaricare il rischio fuori bilancio si è rivolta contro le banche stesse. In pratica, i prodotti finanziari complessi, sviluppati dal modello di far banca “originate and distribuite”, hanno fatto maturare un profondo senso di sfiducia tra gli investitori.

 

Have a nice day, see you soon!

Salvatore Carrivale




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