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Condannati morali o condanna alla scienza nell’Aquila?

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Published under ITALIA, un paese solo a metà

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23 Ottobre 2012

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Sono stati tutti condannati i componenti della Commissione grandi rischi, per lesioni e omicidio colposo a sei anni di reclusione.

L’accusa sostiene che i componenti della Commissione abbiano minimizzato il rischio connesso al pericolo terremoto dell’ Aquila dei giorni antecedenti al 2009 che ha provocato oltre 300 vittime.

Il tutto stabilito dal giudice Marco Billi dopo la denuncia di 29 familiari di vittime e feriti che hanno accusato gli “esperti” di aver dato informazioni troppo rassicuranti convincendoli a restare in casa.

I condannati sono : Franco Barberi , presidente della Commissione grandi rischi, Bernardo De Bernardis, vicecapo del settore tecnico del Dipartimento della Protezione Civile, Gian Michele Calvi, responsabile del progetto Case, Enzo Boschi, allora presidente INGV (Istituto Nazionale Geologia e Vulcanologia), Claudio Eva, ordinario di fisica all’Università di Genova.

Ad essi si aggiungono Giulio Selvaggi, allora direttore del Centro nazionale terremoti dell’ INGV, e Mauro Dolce, direttore dell’ufficio rischio sismico dell Dipartimento della Protezione Civile.

A tutti gli imputati sono state concesse le attenuanti generiche, ma è stata commitata loro anche la pena aggiuntiva dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

E’ subito polemica per la decisione, venendosi a creare un dibattito aperto sulla questione che “la scienza sa che non si possono prevedere i terremoti”, come sostenuto dall’avvocato della difesa Franco Coppi, legale di Selvaggi. Al quale si aggiunge anche Filippo Dinacci avvocato di De Bernardis sostenendo che con questa sentenza la pubblica amministrazione si bloccherà, sottolineando come, non appena si muoverà una foglia, verrà decretato lo stato di allerta: nessuno farà più niente, si bloccherà tutto.

A tutti risponde il Il pm Picuti che commenta muovendosi su di un piano superiore. Pensa che la condanna dei sette imputati arricchisca il diritto italiano.

“Altro che diritto medievale”, ha detto Picuti riferendosi polemicamente alle dichiarazioni di un legale. “E’ l’opposto. Quello dei grandi rischi è il paradigma del processo moderno. In questo processo entra come categoria giuridica il concetto di analisi del rischio, che si coniuga con l’esigenza della società moderna come società del rischio”…




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